Non si possono mettere sullo stesso piano i consumi “in età fertile” con quelli in gravidanza

E così tutte le donne “in età fertile”, non solo quelle in gravidanza o attivamente impegnate a diventarlo, dovrebbero astenersi dal bere alcol. È quanto si evinceva dalla prima bozza del Global Alcohol Action Plan dell’OMS per il periodo 2022-2030, rilasciata a giugno scorso (poi prontamente modificata). Apriti cielo. L’accusa di sessismo e paternalismo si è abbattuta da più parti sulla World Health Organization. A cominciare dalle pagine del The Guardian, dove Barbara Ellen ha pubblicato un articolo che non risparmia certo le critiche, come si intuisce già dal titolo: “It’s not our health that concerns you, guys. It’s women having fun” (https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/jun/19/its-not-our-health-that-concerns-you-guys-its-women-having-fun). La giornalista ci va giù duro, additando l’accostamento improprio tra il bere femminile e la colpevolizzazione verso una futura gravidanza. E non si può dire che abbia tutti i torti, per lo meno su alcuni aspetti.

Ad esempio, che cosa dice il testo sulla responsabilità dei futuri papà? Nulla. È scientificamente provato che anche i comportamenti maschili legati all’alcol incidono sulla salute del feto, eppure l’OMS sorvola completamente sulla questione. È perciò inevitabile che il messaggio implicito suoni più o meno così: la responsabilità verso la salute dei figli, ricadendo interamente sulle spalle delle donne, presuppone che queste non possano avere la stessa autonomia degli uomini nelle scelte riguardanti il proprio corpo. Insomma, l’impressione che se ne ricava è che all’OMS ritengano che l’essere una donna in età fertile equivalga all’essere una donna che, prima o poi, diventerà sicuramente madre, come se questa non fosse una scelta ma un destino biologico.

Invitare le donne ad evitare del tutto gli alcolici sulla base della possibilità che possano decidere di avere figli, però, sposta il problema e rischia di far perdere di vista il messaggio di salute realmente importante. Il consumo di alcol in gravidanza, infatti, o nel momento in cui si sta cercando attivamente di diventare genitori, comporta un grosso e acclarato rischio per il bambino che nascerà, e di questo è importante che le donne siano consapevoli. Su questo aspetto il pezzo al vetriolo di Barbara Ellen, come altri scritti sull’onda dello stesso “sentimento”, sembra sorvolare del tutto. Ma non possiamo chiudere gli occhi sul semplice dato di fatto che la gravidanza sia una questione soprattutto “femminile”: nel caso si volesse percorrere questa strada, la libertà sta anche nel fare scelte informate.

Lo scopo del documento presentato dall’OMS era naturalmente quello di mettere in guardia le donne sui rischi e indirizzare le politiche volte a regolare il consumo di alcol – come infatti i portavoce si sono affrettati ad affermare a fronte della valanga di polemiche – e non vietare tout court gli alcolici alle donne in età fertile (il cui riferimento è stato eliminato nelle bozze successive). In tal caso, però, viene da chiedersi se la stesura del testo in questione non avrebbe potuto essere fatta con un po’ meno goffaggine. La comunicazione, specialmente in ambiti come quello della salute, è fondamentale e ha impatti importanti, come abbiamo tutti imparato dall’avvento dell’era Covid. Sbagliare la comunicazione di un messaggio in modo così clamoroso è altrettanto grave del comunicare un messaggio sbagliato.