“FRAGILE” è una semplicissima e al tempo stesso magnifica installazione artistica, cresciuta come un fungo sulla spianata anonima e grigia di una stazione della Metro B di Roma.

Sul parallelepipedo in cemento di una struttura di servizio alcune studentesse dei licei di Roma est con l’aiuto dell’artista Rub Kandy, hanno creato una scritta dipinta su un pannello fratturato a zig-zag.

Volti l’angolo e trovi la silhouette di un bicchiere. Fragile, bicchiere. Nient’altro.

FRAGILE è un modo davvero originale di immedesimarsi in (e di comunicare all’esterno) tutto il non detto che gira intorno al nesso giovani e alcol. Un non detto che nel silenzio ancora più cupo di questi tempi pandemici, rimbalza nelle tante crisi individuali, nella frustrazione dello stare in casa e dell’andare a scuola a singhiozzo, nell’interruzione dei rapporti tra pari. La fragilità evocata dall’installazione urbana (Roma è oggi un punto focale delle manifestazioni di street art, e meno male!) cosi bene espressa nel volume con la scritta e nel bicchiere, allude senza barriere alle storie di chi ancora adolescente è già dentro o rischia di entrare in una zona pericolosa di contatto con l’alcol e il bere. Non nega, non sorvola, non giudica, non allarma; ma indica un problema. Non servono adulti o insegnanti illuminati con programmi pronti e lezioni di esperti. FRAGILE parla con un linguaggio diretto frutto di un processo espressivo, che nasce da un triplice bisogno: conoscere, creare, comunicare.

La resilienza, anche rispetto al tema dell’alcol, emerge dove ha senso che venga fuori: nella contraddizione tra aspirazione alla libertà e sentieri comportamentali che della libertà hanno la forma superficiale ma non la sostanza. Le autrici di FRAGILE, forse proprio perché ragazze, hanno saputo dare un surplus di interpretazione efficace a questa contraddizione. E hanno colto nel segno. Davvero una lezione di maturità e consapevolezza.