Nessuna nostalgia, ma quanta ironia….

Gigi Proietti è stato un talento puro. Nella doverosa ricapitolazione della sua carriera, siti e giornali hanno rimandato a iosa spezzoni e gag. Tra queste gira una clip da Febbre da cavallo, il film di Steno del 1976, in cui Proietti/Mandrake vestito da pizzardone gira un improbabile spot pubblicitario di promozione di una (notissima) marca di whisky. L’avrete senz’altro rivista, ma se l’avete persa guardatela, merita (qui il link: https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/gigi-proietti-e-il-whisky-maschio-lo-spot-cult-di-febbre-da-cavallo/370295/370902?ref=RHTP-BH-I272741028-P3-S4-F).

La scena è un’antologia di riferimenti scorretti: l’automobilista indisciplinato senza patente, l’allusione al bere e guidare con bella mostra della bottiglia dal finestrino, il vigile dalla faccia cattiva ma al fondo accomodante; e, a fare da cornice sullo sfondo, il vizio del gioco d’azzardo, qui le scommesse ippiche, che tengono insieme storia e personaggi con la forza d’attrazione magnetica dell’illusione della vincita e di una vita che “svolta”.

Su tutto giganteggiano le capacità affabulatorie di Proietti in una sequenza vertiginosa di scioglilingua sull’allitterazione in “schio” (vischio-fischio-rischio-fiasco-raschio-maschio…). L’Italia di allora poteva ancora permettersi di mettere in ridicolo miserie e diseguaglianze: la salute vista come un terno al lotto, il riscatto affidato alla fortuna e all’imbroglio, e la morale consolatoria del “chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto”. Eppure, senza indulgere alla nostalgia, non si può fare a meno di rimpiangere la sottile e intelligente ironia di un genio della comicità come Proietti. Siamo seri: se oggi siamo più consapevoli, più informati, più sani, però sicuramente ridiamo di meno.