Il ruolo degli ex bevitori nel calcolo del rischio dei bevitori moderati

Il lavoro fresco di stampa su Journal of Studies on Alcohol and Drugs vol. 81 con Adam Sherk primo firmatario (https://www.jsad.com/doi/full/10.15288/jsad.2020.81.352), mostra che gli esiti di danno alcol correlati (mortalità + malattie) della popolazione della British Columbia sarebbero maggiori nella sottopopolazione che somma gli ex bevitori, gli astemi e coloro che bevono entro i limiti delle raccomandazioni a basso rischio, rispetto alla quota dei bevitori eccedentari (oltre le raccomandazioni). Soprattutto l’incidenza dei tumori associati al bere sarebbe maggioritaria nei moderati rispetto agli eccedentari (51% contro 49%). E anche il numero degli ospedalizzati sembra dipendere soprattutto da chi beve a dosi a basso rischio (27% del totale). Insomma una conferma di uno dei tanti paradossi della prevenzione: in questo caso il danno complessivo dipende più da chi beve “meglio” che non da chi beve peggio.

Il lavoro, serio e documentato, stupisce per un aspetto. I ricercatori hanno calcolato il danno includendo ex bevitori nel gruppo degli astemi (con cessazione del bere da un anno o più). Tra loro l’incidenza delle patologie è particolarmente alta. Sommarli a quelli moderati finisce per penalizzare le curve di esito, tutte a svantaggio delle basse dosi. Come dire: il danno totale è concentrato tra i bevitori più “virtuosi”. L’articolo suggerisce perciò una revisione al ribasso delle linee guida canadesi (un bicchiere al dì per maschi e femmine e tutti contenti…).

Qualcosa non torna. Gli astemi ex bevitori per molto tempo sono stati visti con sospetto dalle analisi epidemiologiche. Quando si studia il rischio cardiovascolare la loro inclusione determina una protezione per coloro che bevono poco (la famosa curva a J che indica come gli astemi siano a maggior rischio dei moderati). Proprio a causa della loro vulnerabilità, si sosteneva, non dovrebbero essere inclusi nelle analisi di rischio perché fonte di bias. La ricerca canadese però li somma ai moderati con l’effetto di peggiorarne rischio e danno correlato. Delle due l’una: o li consideriamo sempre oppure mai. Utilizzarli a senso unico per aggravare la curva di rischio delle bassi dose non si comprende. O forse si comprende troppo bene: inasprire la metrica per inasprire il rischio.  Un modello di salute pubblica dirigista e unilaterale che mira ad estirpare il valore della moderazione e a separare salute e rischio dai modelli di consumo che fanno la differenza tra il bere bene e male.