Non solo aperitivi online durante la quarantena

Al di là delle cifre sui consumi e i comportamenti delle persone durante la quarantena, una riflessione critica e documentata su come il blocco possa avere influito è senz’altro necessaria. È presto per una valutazione adeguata delle quantità consumate e dell’eventuale crescita del bere (le indagini epidemiologiche sono ancora in corso). Ha senso invece chiedersi quali sono i determinanti di un ricorso all’alcol (come ad altre sostanze) quale risposta alla particolare condizione indotta da isolamento e angoscia.

Uno stimolo può venire dalla comparazione con altre pandemie o eventi descritti dalla sociologia dell’emergenza. Come argomentato da J. Rehm e colleghi (Alcohol Use in the time of Covid-19: implications for monitoring and policy, scaricabile a: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/dar.13074), due esiti sono probabili: il primo consiste in una reazione immediata di polarizzazione delle energie fronte all’emergenza: in questo caso i consumi si riducono o si interrompono. Oppure si assorbe lo shock usando l’alcol come mezzo per contrastare l’angoscia. Le restrizioni di accesso, il venir meno del lavoro e la preoccupazione per il futuro possono essere fattori deterrenti del consumo, da un lato, mentre in alcuni il ritorno a condizioni “normali” può comportare un aumento anche marcato dei consumi con un meccanismo di adattamento e risposta allo stress (per esempio per molti sanitari reduci dalla “prima linea” della lotta al virus).

Questi effetti di breve e lungo periodo possono essere variamente influenzati dalle norme vigenti in materia di accesso/disponibilità delle bevande alcoliche. Ad esempio, una minore mobilità vedrà una riduzione dell’incidentalità stradale alcol correlata. I più vulnerabili invece rischiano di subire due danni: da eccessi durante il lockdown e da una impossibilità di ricorso all’aiuto professionale   (si vedano al riguardo le considerazioni dello psichiatra Giancarlo Cerveri su Corriere online del 10 giugno: https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/20_giugno_09/dopo-quarantena-effetti-solitudine-boom-dipendenze-9b13dfa8-92db-11ea-88e1-10b8fb89502c.shtml) e i documenti di Federserd sull’approccio e le misure di gestione straordinaria dei pazienti con problemi di dipendenza nelle varie fasi dell’emergenza Covid-19. In attesa degli approfondimenti è giusto ricordare che il danno da alcol impatta in primo luogo come problema sanitario e sociale per i più vulnerabili ed esposti, e non dipende da un’irresponsabile movida on line favorita dalle circostanze eccezionali. Lo dobbiamo a chi ha sofferto di più e ai professionisti che in questo tempo difficile se ne sono presi cura.